Bitcoin: norme sulla dichiarazione dei redditi 730

Bitcoin: norme sulla dichiarazione dei redditi 730

Giugno 10, 2019 0 Di Stefano Romoli

I bitcoin trovano spazio in dichiarazione dei redditi. A seguito dell’approvazione del provvedimento del 10 aprile 2019, relativo all’istruzione del modello dei redditi persona fisica, è stata introdotta una importante novità in tema di monitoraggio fiscale delle valute virtuali.

Norme sulla dichiarazione dei redditi 730

Dopo che l’anno scorso gli operatori hanno tribolato ad inventarsi le istruzioni (mancanti) per la giusta redazione in ambito criptovalute, quest’anno l’Agenzia ha provveduto ad essere più precisa, introducendo per iscritto l’obbligo di inserire nel rigo RW1 nella colonna 3 il codice 14 («Altre attività estere di natura finanziaria e valute virtuali»), riferibile al possesso di valute virtuali. Inoltre le istruzioni specificano ulteriormente che in colonna 4 non va inserito il codice «Stato estero».

Non tutte le criptovalute cadono nel monitoraggio. Relativamente al monitoraggio viene specificato che è previsto tale obbligo dichiarativo alle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che detengono investimenti. L’Agenzia delle entrate, partendo dalla assunzione che le valute siano equiparabili alle valute estere, si esprime a favore della riconducibilità di tale fenomeno nell’ambito della disciplina del monitoraggio fiscale. Inoltre la mutata normativa in tema di soggetti abilitati a trattare criptovalute stabilisce che tra gli intermediari residenti rientrano anche le due nuove figure, vale a dire i «prestatori di servizi di portafoglio digitale» (custodia dei wallet) e gli exchange.

Dalla combinazione di alcuni elementi, ne consegue una interpretazione a dir poco clamorosa, apparsa in dottrina negli ultimi tempi: secondo la quale devono monitorare detti investimenti nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, solo i soggetti che detengono bitcoin (e in generale criptovalute) al di fuori del circuito degli intermediari residenti. Ovviamente, al contrario, chi detiene criptovalute in un circuito nazionale non deve fare il monitoraggio fiscale.

Se l’interpretazione finale dell’Agenzia fosse proprio questa si può affermare in buona sostanza che ad oggi, dovrebbero essere esclusi dall’obbligo di monitoraggio fiscale e dunque della redazione del Quadro RW, tutte le persone fisiche residenti in Italia che hanno disponibilità fisica della chiavetta privata o che hanno effettuato investimenti in valuta virtuale tramite intermediari (Exchange) italiani.

Quadro RW

In tale ottica quindi, i due principali operatori in criptovalute italiani, Società Conio è un custodial wallet riconducibile al Gruppo poste italiane e l’Exchange The Rock trading srl, vengono posti in primo piano e in assoluta preminenza nella scelta dell’operatore in criptovaluta, al fine di evitare lo spiacevole “monitoraggio”.